Obama e il (suo) lavoro

Nella logica emergenziale del contenimento dei danni i dati pubblicati ieri dal dipartimento del Lavoro sono genericamente positivi. In ottobre sono stati creati in America 80 mila posti di lavoro, e il dipartimento ha ritoccato le statistiche negative di agosto e settembre: unendo questi puntini viene fuori un tracciato di alti e bassi che porta il tasso di disoccupazione al 9 per cento.
11 AGO 20
Immagine di Obama e il (suo) lavoro
Nella logica emergenziale del contenimento dei danni i dati pubblicati ieri dal dipartimento del Lavoro sono genericamente positivi. In ottobre sono stati creati in America 80 mila posti di lavoro, e il dipartimento ha ritoccato le statistiche negative di agosto e settembre: unendo questi puntini viene fuori un tracciato di alti e bassi che porta il tasso di disoccupazione al 9 per cento.
Non è una notizia che meriti il sacrificio del vitello grasso, ma se non altro gli economisti sono convinti che su questa china i rischi di una seconda ondata recessiva per l’America possano essere scongiurati. Negli ultimi tre mesi però ottobre è stato quello in cui i posti di lavoro sono cresciuti più lentamente, spiegando con i numeri quella “lentezza frustrante” di cui ha parlato il capo della Fed, Ben Bernanke. Per Barack Obama è un dato agrodolce se preso isolato e semplicemente amaro se messo nel contesto: il Senato ha bocciato uno dei vari pezzi in cui il presidente ha smembrato la grande riforma per rilanciare l’occupazione.
Così dopo i 35 miliardi di dollari negati al settore educativo è arrivato il turno dei 60 bloccati per le infrastrutture. I repubblicani hanno buon gioco ad accusare il presidente di avere la testa più alla campagna elettorale che al governo del paese, ma i due livelli sono strettamente legati. I sondaggi lo danno indietro se opposto a Mitt Romney, lo sfidante inevitabile. Nate Silver, maestro di numeri elettorali del New York Times, spiega che la rielezione non è una merce a buon mercato. La variabile fondamentale è proprio quel tasso di disoccupazione che per dare a Obama sonni elettorali tranquilli dovrebbe scendere con ben altri ritmi.